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Qualità della vita 2020: la classifica delle province italiane dove si vive meglio. Bologna la migliore nell’anno del virus

Le province più vivibili d’Italia

Bologna in cima alla classifica nell’anno della pandemia, mentre la Lombardia perde posizioni

di Marta Casadei e Michela Finizio
Dall’ultima settimana di febbraio gli italiani sono stati investiti da un calvario di informazioni su contagi, decessi, affetti spezzati, relazioni sociali sospese, mobilità inceppata, attività economiche a rischio, posti di lavoro bruciati. Tra lockdown e quarantene come si misura la qualità della vita?

La 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori parte proprio da questo interrogativo. L’obiettivo dell’indagine – che analizza 90 indicatori, per la maggior parte (circa 60) aggiornati al 2020 in base agli ultimi dati disponibili – è raccontare come la pandemia da coronavirus ha impattato in modo differente sui territori.

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Gli effetti della pandemia

Per misurare l’emergenza sanitaria in corso, innanzitutto, è stato inserito tra i parametri l’indice dei casi Covid rilevati ogni mille abitanti, l’unico indice che è stato pesato maggiormente (in pratica, se ogni parametro vale 1/90°, i punti di questa classifica valgono doppio sulla media totale) per testimoniare come la diffusione dei contagi ha esercitato una pressione differente sui sistemi sanitari, sulle vite e sulla quotidianità delle persone.

Le aree tematiche di analisi, tuttavia, rimangono invariate: Ricchezza e consumi; Demografia e salute; Affari e lavoro; Ambiente e servizi; Giustizia e sicurezza; Cultura e tempo libero. La classifica generale premia Bologna, al primo posto, che traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna, di cui ben cinque su nove si incontrano tra le prime venti: oltre a Bologna, Parma (8ª), Forlì Cesena (14ª), Modena (15ª) e Reggio Emilia (17ª).

La classifica

Scopri le graduatorie per provincia, settore e anno

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I risultati del 2020

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Milano perde 11 posizioni

Ad essere penalizzato è soprattutto il Nord dove si registra la diffusione più elevata del virus in rapporto alla popolazione residente. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Sondrio e Mantova.

Colpita anche Milano – vincitrice sia nel 2018 sia nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove cui pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia).

Penalizzate le città turistiche

Dal consueto check up annuale sullo stato di “salute” dei territori italiani emerge un altro trend: la crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Rimini (36ª, perde 19 posizioni rispetto allo scorso anno), Salerno, Siracusa e Ragusa.

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In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19ª) celebra la riapertura dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni. Resistono, invece, le province dell’arco alpino (a partire da Bolzano e Trento: salde sul podio, al 2° e 3° posto), ma gli effetti della seconda ondata di contagi, partita a ottobre 2020, e le restrizioni alla stagione invernale non sono ancora misurabili.

La geografia dell’Italia digitale

L’analisi dei dati territoriali 2020 presenti nella Qualità della vita permette di rilevare – attraverso una selezione di dieci indicatori – i divari esistenti nel paese sul fronte dell’evoluzione digitale, che ha registrato una spinta senza precedenti e rappresentato un’àncora di salvezza per tanti settori, diventando un asset sempre più importante per il futuro.

La geografia dell’Italia digitale, però, non è per niente scontata. E l’arrivo del virus non ha trovato tutti pronti allo stesso modo. Tra i primati si rileva Firenze, premiata dall’indice di trasformazione digitale elaborato dal Forum Pa, mentre Viterbo è in testa per il numero di Spid erogate ogni mille abitanti, Monza per la quota di enti pubblici che si affidano alla piattaforma unica Pago Pa e, infine, Milano per l’incidenza di imprese che fanno ecommerce sul totale. La distanza tra le prime e le ultime in queste dieci pagelle fa emergere i gap da colmare.

È spostandosi al Sud, infatti, che emergono alcuni divari, ad esempio nella diffusione nei negozi di Pos per i pagamenti con carta: se a Rimini e Milano ce ne sono circa 10 attivi ogni 100 abitanti, a Barletta Andria Trani invece appena due. E nella penetrazione di internet veloce Sud Sardegna risulta la provincia meno “connessa”. Fa ben sperare, infine, il dato sui fondi europei per l’Agenda digitale spesi sul territorio: Bari e Potenza fanno da capofila con oltre 60 euro pro capite.

L’Italia digitale in 10 pagelle

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Come abbiamo misurato l’impatto del virus

Per evidenziare e comprendere meglio l’impatto della pandemia che ha sconvolto il 2020 – e inevitabilmente ha influito sulla la qualità della vita nelle province – l’indagine del Sole 24 Ore ha stretto il focus su 25 indicatori, aggiornati tra il 30 giugno e ottobre di quest’anno. Abbiamo voluto mettere in luce la variazione di ciascun parametro nel corso dell’anno o, in alternativa, rispetto allo stesso periodo del 2019, per evidenziare come la pandemia abbia cambiato profondamente (e stia cambiando) le nostre vite e i nostri territori.

Ad emergere è la crisi economica e sociale, per ora tenuta a bada da ammortizzatori, contributi e ristori statali: il Reddito di cittadinanza, per esempio, aumenta nelle grandi metropoli e al Sud. A Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2 per cento. Tra gennaio e settembre 2020, invece, le ore medie di cassa integrazione autorizzate sul territorio nazionale per ciascuna impresa sono salite del 5.975,21 per cento, con la situazione aspra in tutte le province d’Italia.

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Cresce la spesa sociale, ma solo per alcuni

Alcune aree hanno incrementato la spesa sociale per rispondere a bisogni come l’assistenza domiciliare e il trasporto di anziani e disabili. Lo rilevano i primi dati comunicati alla banca dati Siope (anche se bisognerà aspettare i bilanci consuntivi): Bologna registra un aumento pro capite del 53,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ci sono, tuttavia, territori in cui, tra gennaio e giugno, la spesa sociale (salvo dati comunicati in ritardo) sembra calata molto rispetto allo stesso periodo 2019: Napoli fa segnare un -70,6 per cento.

Il dinamismo imprenditoriale, poi, caratterizza alcuni territori più inclini a cogliere le opportunità anche nella pandemia. In particolare, a Lecco (+30,77%), Prato (+29,69%) , Brindisi (+26,61%), e Matera (+26,23%) sono aumentate le imprese che fanno e-commerce, mentre il boom di start up si registra a Imperia (+200%) , Viterbo (+66,67%), Arezzo (+54,55%) e Siena (+50%).

È ancora forse troppo presto, invece, per tracciare un quadro affidabile delle attività più colpite dal Covid-19, alcune delle quali sono tuttora chiuse o fortemente limitate e molte delle quali hanno percepito ristori economici dallo Stato: dalle librerie ai ristoranti (anche mobili), passando per bar e palestre.

I 25 trend che raccontano il 2020

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Cosa emerge dalle classifiche

I dati raccontano cosa sta cambiando, ma i bilanci sull’impatto della pandemia sono ancora prematuri. Per il momento sembra che la crisi stia colpendo soprattutto i territori che tradizionalmente occupano la parte più alta della graduatoria ma senza riuscire a trascinarli sul fondo. Come se quello che sta succedendo non riuscisse a schiacciare tutto il resto, i livelli di benessere acquisiti e le opportunità che i territori offrono ai cittadini.

Il Sud, infatti, resta fermo nella parte bassa della classifica, con i sui problemi di sempre. Le aree metropolitane del Mezzogiorno guadagnano posizioni al capitolo Demografia e salute, proprio perché il virus ha picchiato più duro altrove, ma restano sul fondo nelle altre categorie dove pesano i divari strutturali ereditati dal passato.

La timeline

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Trascina il cursore e guarda qui sotto nello schermo com’è cambiata l’indagine nel corso degli anni

Cosa è successo

Cosa è successo

L’indagine qdv

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Il database 2020 diventa accessibile

La trentunesima edizione dell’indagine si aggiunge a una storia di classifiche, pubblicate ogni anno dal 1990 dal Sole 24 Ore, consultabili online in modo interattivo per osservare l’evoluzione delle città. Quest’anno, inoltre, per la prima volta si è deciso di “liberare” i dati 2020: tutti i 90 indicatori, cioè i dati alla base dei punteggi attribuiti dalla redazione, e i trend relativi ai 25 parametri utilizzati per raccontare l’effetto del Covid sui territori saranno accessibili e scaricabili online in una pagina GitHub del Sole 24 Ore, e riutilizzabili dalla comunità di cittadini, ricercatori, media e decisori.

Si tratta di dati raccolti da fonti istituzionali o forniti alla redazione da realtà certificate. In un momento come questo, porre i dati al centro delle decisioni crediamo possa essere utile per orientare le scelte, non solo in ambito sanitario.

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Nota metodologica

Anche quest’anno l’indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore prende in esame 90 indicatori, suddivisi nelle tradizionali sei macro-categorie tematiche (ciascuna composta da 15 indicatori) che accompagnano l’indagine dal 1990:

1. ricchezza e consumi;
2. affari e lavoro;
3. ambiente e servizi;
4. demografia e salute;
5. giustizia e sicurezza;
6. cultura e tempo libero.

L’aumento a da 42 a 90 indicatori, proposto già dal 2019, consente di misurare molti aspetti del benessere. Gli indicatori sono tutti certificati, forniti al Sole 24 Ore da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca.

Il punteggio da mille a zero
Per ciascuno dei 90 indicatori, mille punti vengono dati alla provincia con il valore migliore e zero punti a quella con il peggiore. Il punteggio per le altre province si distribuisce in funzione della distanza rispetto agli estremi (1000 e 0). In seguito, per ciascuna delle sei macro-categorie di settore, si individua una graduatoria determinata dal punteggio medio riportato nei 15 indicatori, ciascuno pesato in modo uguale all’altro (quest’anno ad eccezione di uno, vedi sotto). Infine, la classifica finale è costruita in base alla media aritmetica semplice delle sei graduatorie di settore. I dati aggiornati al 2020Di solito l’indagine della Qualità della vita, pubblicata alla fine dell’anno in corso, prende in esame i dati consolidati relativi ai 12 mesi precedenti. Quest’anno, però, le sole performance del 2019 sarebbero risultate superate da un’attualità dirompente: per valutare l’impatto della pandemia esplosa a febbraio è stato necessario utilizzare dati il più possibile aggiornati in tempo reale. Così, nell’indagine si contano ben 56 indicatori su 90 riferiti al 2020, aggiornati a metà anno, se non addirittura per alcuni a ottobre-novembre.

L’indicatore «casi Covid-19»
Non c’è dubbio che quest’anno a pesare sulla Qualità della vita degli italiani sia soprattutto la pandemia: i casi di contagio da coronavirus, registrati in modo differente sul territorio, hanno esercitato un impatto differente sui sistemi sanitari, sulle vite e sulla quotidianità delle persone. Ecco perché si è deciso di utilizzare l’indicatore «Casi Covid-19 ogni 1000 abitanti» pesandolo, per la prima volta nella storia dell’indagine, doppio rispetto agli altri: in pratica, se ogni parametro vale 1/90°, i punti di questa classifica invece valgono il doppio sulla media totale.

Le altre novità di quest’anno Circa 60 indicatori su 90 sono gli stessi utilizzati lo scorso anno, seppur aggiornati al 2020. A questi, poi, si è scelto di affiancare una trentina di novità per poter meglio misurare l’impatto della pandemia e, come ogni anno, per includere nuovi aspetti che oggi incidono sul benessere della popolazione. In particolare, 25 indicatori sono stati scelti proprio per analizzare l’«effetto covid» sulla qualità della vita degli italiani, dalle ore di cassa integrazione autorizzate in media dalle imprese al consumo di determinati farmaci, passando per i medici di famiglia. L’indicatore del Pil pro capite nella categoria Ricchezza e consumi, presente fin dal 1990 nell’indagine, quest’anno è stato utilizzato in modo innovativo: non è stato considerato in termini assoluti, cioè mettendo in classifica le città più produttive e quelle meno, ma è stata valutata la variazione percentuale 2020 (stime) rispetto al 2019, in modo da sottolineare l’impatto differente della crisi economica sui territori. E sottolineare, così, chi perde di più e chi meno, indipendentemente dalla ricchezza prodotta.10 indicatori su 90 misurano il livello di “digitalizzazione” dei territori, dalla banda larga agli Spid per abitante, fino ai Pos attivi.

Per informazioni sull’indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore potete scrivere a qualitadellavita@ilsole24ore.com

Per scaricare i dati dei 90 indicatori utilizzati nell’indagine 2020 è possibile consultare la pagina GitHub del Sole 24 Ore https://github.com/IlSole24ORE

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